Perchè portare il proprio figlio a vela?

Articolo dal Giornale della Vela:

Daniela Clark, istruttrice di vela, fotografa di mare e autrice del blog Waterviews, ha stilato nella sua carriera di “editor” alcune liste di motivazioni per cui i vostri figli dovrebbero assolutamente ad andare in barca. Noi del Giornale della Vela le abbiamo lette e, condividendone lo spirito al 100%, abbiamo deciso di tradurle liberamente per voi a mo’ di decalogo.

1. Fiducia in sé stessi

Non c’è nulla di paragonabile al timonare la propria “bagnarola” da bambini. Andare in bici è una cosa. Manovrare abilmente una barca è tutt’altro, niente come la vela mi ha aiutato nell’acquisire fiducia in me stessa. L’ho notato su di me ma l’ho ravvisato in tutti i miei allievi durante la mia più che decennale esperienza di istruttrice di vela

2. Consapevolezza degli spazi

Quando i bambini imparano a manovrare una barca in spazi ristretti, a compiere virate strette per evitare collisioni, a infilarsi in un buco tra due barche sulla linea di partenza di una regata, sviluppano una consapevolezza degli spazi che in futuro li aiuterà ad essere più abili nelle attività che richiedono coordinazione (come guidare una macchina, ad esempio).

3. Senso dell’orientamento

Quando avevo 10 anni, nei weekend amavo, munita di pranzo al sacco, uscire a bordo del mio Optimist per alcune ore, solo per il gusto di esplorare e staccarmi dalla terraferma. Credo che sia stato grazie questi piccoli viaggi che io ho sviluppato un buon senso di orientamento. Realizzando da quale direzione ero partita e individuando punti di riferimento, sapere come tornare indietro era diventato un normale flusso di coscienza. La consapevolezza è fondamentale per avere senso dell’orientamento.

4. Conoscenza del meteo

Sapete da quale direzione arrivano i temporali di solito? Quanto è fredda l’acqua del mare a maggio? Se vostro figlio è un marinaio, lo saprà. La conoscenza del meteo è utile sia in acqua che a terra.

5. Forma Mentis improntata all’ordine

Gli allievi di un corso di vela imparano come armare e disarmare una barca, come mettere le cose nel punto giusto e tenerle in ordine durante la navigazione. Questa è un’abilità che, da genitori, apprezzerete tantissimo!

6. Tenacità

Avete mai regatato su Optimist in inverno? Forse la temperatura è simile a quella che potete incontrare sulle piste da sci, ma non potete infilarvi in un rifugio per prendervi una cioccolata calda o un hamburger in mezzo al mare! I piccoli marinai sono tenaci, non si lamentano e di solito, a regata terminata, si preoccupano prima di mettere a posto la barca che di scaldarsi, asciugarsi e cambiarsi.

7. Senso di responsabilità

Prendere il timone responsabilizza il bambino (sia esso un regatante o un semplice velista per diletto) poiché ad azione corrisponde reazione. Una responsabilizzazione che difficilmente potrà aver luogo in altri ambiti prima di prendere la patente di guida.

8. Vision

Saper bilanciare i dettagli nella messa a punto della barca mettendoli in relazione con il contesto più ampio del campo di regata o dell’area di navigazione è un’abilità che è bene affinare. Questo “equilibrio” può aiutare nella scuola e in futuro nel mondo del lavoro e nella vita.

9. Coraggio

I piccoli marinai si spingono oltre la loro naturale soglia di timore. La maggior parte dei bambini sono terrorizzati dallo scuffiare prima di aver provato l’esperienza della scuffia. Altri sono impauriti dai venti forti: ma alla fine superano i loro timori. E’ compito degli istruttori tenere sotto controllo la situazione, ma alla fine spetta al bambino sconfiggere le proprie paure.

10. Pazienza

Aspettare il vento che non arriva in mezzo al mare richiede un’altissima dose di pazienza. Spesso in una regata di due giorni di Optimist si regata per un’ora e mezza in totale: aspettare le giuste condizioni meteo fa parte della vela, i bambini lo accettano. Una squadra di calciatori 12enni, se dovesse far trascorrere due giorni per giocare 90 minuti come reagirebbe?

(GIORNALE DELLA VELA <newsletter@panamaeditore.it>)

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